Mastri Bombardieri
Con lettera patente datata Vercelli 18 novembre 1560 di Emanulele Filiberto, nella consapevolezza dell’importanza delle bocche da fuoco in una moderna difesa del territorio, nominò Francesco Busca Milanese fonditore delle artiglierie con il vincolo, in cambio del godimento di privilegi e immunità, a fondere “ qualunque sorte di artiglieria così grande come piccola con la massima diligenza e abilità”. A tale scopo potenziò le fonderie di Vercelli e di Montmellian in Savoia, già funzionanti nel 1560 e nel contempo diede il primo grande impulso alla manifattura dei cannoni creando a Torino, con altri opifici dell’Arsenale, una fonderia(attiva nel 1568) per bocche da fuoco in bronzo affidandone la direzione a Francesco Busca. In tale fonderie venivano anche prodotte campane su commissione, con un unico vincolo per il fonditore, e cioè quello di usare attrezzature diverse da quelle dell’Arsenale.
Si vennero così a formare, oltre ai fonditori, delle figure nuove; Bombardieri, Artiglieri, Mastri delle polveri Archibugieri, Minatori, figure non militari, ma aggregati civili, pagati sui bilanci della milizia paesana. Con Carlo Emanale I continuò il percorso del padre provvedendo, con opportune prescrizione, a regolamentare la fondita delle bocche da fuoco, la fabbricazione delle armi, degli esplosivi e i calibri. In tal senso promulgò leggi che vietavano il libero commercio del metallo in special modo bronzo e sue leghe, adatto alla fabbricazione delle artiglierie e “ particolarmente di campane rotte”, imponendo multe ai trasgressori fino a cento scudi d’oro. Con l’aumento e il rafforzamento dell’artiglieria Carlo Emanuele I intorno al 1620 arruolò numerosi Bombardieri stranieri, in maggioranza inglesi, a cui accordò, in cambio del giuramento di fedeltà, di portare armi offensive al pari della milizia paesana.
In eguale misura Carlo Emanuele II, il figlio, confermò le antiche proibizioni, nonché quelle relative al taglio degli olmi( usati per il fusto del cannone) e alla raccolta del salnitro. Gli Artiglieri e i Bombardieri continuarono ad essere esentati dal “ passare le mostre “ per il pagamento del soldo, come invece dovevano fare le truppe di fanteria e cavalleria.
Il personale fù potenziato e il Duca con Biglietto del 20 maggio 1657 proibiva a chiunque di esercitare il mestiere di minatore senza l’esame e l’approvazione del capitano dei minatori che in seguito andarono a rafforzare le compagnie dei Bombardieri.
Nel 1667 nacque il Consiglio d’Artiglieria con a capo il marchese del Borgo al quale nel 1677 subentrò il conte Filiberto di Piossasco, il primo Gran Mastro d’artiglieria. Le guerre contro la Francia di Luigi XIV che contraddistinsero i primi venti anni del regno di Vittorio Amedeo II, richiesero un potenziamento dell’apparato militare e una razionalizzazione degli organi ad esso preposti. Con Biglietto del 16 maggio 1691 si cominciò a dare un ordinamento militare all’artiglieria con le caratteristiche tecniche del corpo. Fu così che l’artiglieria divenne un corpo militare a tutti gli effetti, anche se gli artiglieri – come ricorda Walter Barberis – stentarono a lungo ad affermarsi come militari.